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Uno degli scogli principali che rallentano l’avvicinamento delle persone alla moda sostenibile è sicuramente il prezzo dei capi che rientrano in questa categoria. Ma se, in alcuni casi, il problema del prezzo può essere un limite reale, in altri è semplicemente il frutto di una visione parziale di tutto quello che c’è dietro e di cosa comporti, sul lungo periodo, scegliere un capo sostenibile.

Lo scopo di questo articolo è quindi quello di andare ad analizzare tutte le motivazioni che fanno si che un capo pensato e realizzato per avere un impatto ridotto su persone e ambiente sia, inevitabilmente e, a mio avviso, giustamente più costoso.

Mi è capitato di leggere o sentire alcune affermazioni che, generalizzando un po’, dicevano più o meno così:

“Tutti sono d’accordo sul fatto di comprare meno e meglio ma bisogna anche pensare che se metti prezzi ASSURDI sui prodotti, per quanto di qualità siano, il cliente medio non potrà acquistarli quindi l’unica strada per cambiare veramente le cose e far sì che la moda sia veramente sostenibile è SCENDERE AI PREZZI DELLA FAST FASHION!”

Da questo tipo di affermazioni escono a mio avviso dei concetti abbastanza rischiosi:

-I prezzi sembrano essere una scelta dettata da una volontà di mantenere un posizionamento elitario o legata a “una moda”, una tendenza;

-La qualità risulta essere svincolata dal prezzo;

-I prezzi della cosiddetta “Fast Fashion” sembrano essere ormai la normalità e risultano corretti mentre la moda sostenibile sembra tenda ad “esagerare”.

Credo quindi che sia necessaria una premessa: chi lavora in modo corretto, rispettoso e all’interno delle norme di legge non può essere nemmeno paragonato a chi non segue nessuno di questi principi!

I prezzi sono chiaramente più bassi se uso materiali di dubbia qualità e magari anche nocivi, se sfrutto le persone che producono gli abiti e non gli garantisco le più basilari tutele e sicurezze, se aggiro le normative a mio vantaggio.

Paragonereste un ristorante a un fast food valutandoli solo in termini di prezzo e senza tenere in considerazione tutte le altre differenze che li caratterizzano?

In questa riflessione andremo quindi ad analizzare realtà “paragonabili” (cioè che operano in un contesto di legalità e correttezza) delle quali alcune hanno a cuore e come principio base la sostenibilità e altre no. Cercheremo di capire perché seguire i principi di sostenibilità in ogni scelta può portare a dei prezzi anche notevolmente più alti anche all’interno di categorie di prodotti “equivalenti”.

Prenderemo inoltre in considerazione prodotti di uso quotidiano e di fascia media… non avrebbe senso paragonare un abito da sera con una t-shirt o con un capo sportivo che richiede determinate performance perché sono capi con costi di produzione e materiali completamente diversi.

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ANALISI DEI COSTI

Nel confronto tra un capo “tradizionale” e uno della moda sostenibile ho individuato 7 macro-aree all’interno delle quali scelte diverse comportano costi diversi:

1. Materiali

Uno degli ambiti dove è più facile comprendere la differenza di costi è sicuramente quello dei materiali. Occorre però specificare che il prezzo non cambia solo il base al tipo di materiale ma anche alle caratteristiche, provenienza e qualità della stessa tipologia.

Facciamo qualche esempio per comprendere meglio. Una maglia in canapa costerà sicuramente di più rispetto a una in cotone perché il prezzo del tessuto è decisamente più alto. Così come un abito in seta rispetto a uno in viscosa.

Ma nella scelta del materiale, chi agisce in ottica di sostenibilità, non valuta solo la funzione, la stagionalità e l’estetica ma punta ad avere una qualità e quindi una durata eccellente e il più basso impatto possibile. Ecco quindi che a fronte di un capo tradizionale in cotone, la moda sostenibile sceglierà il cotone biologico e a fonte di un capo in poliestere, il poliestere rigenerato. Tutti questi aspetti fanno sì che il prezzo del tessuto sia più alto o perché la produzione è minore – perché ancora di nicchia – o perché è più complessa e richiede dei passaggi aggiuntivi.

Altro aspetto che incide parecchio è la mischia di fibre: un maglione in 80% lana e 20% poliestere costerà sicuramente meno di uno in 100% lana ma ne consegue una qualità minore, una difficoltà maggiore in termini di manutenzione e dei seri problemi di riciclaggio a fine vita del capo.

Ricordiamoci inoltre che le fibre sintetiche (ampiamente utilizzate perché convenienti in termini di prezzo) derivano dai combustibili fossili e sono plastica a tutti gli effetti. Ciò comporta una serie di problemi di smaltimento e di rilascio di microplastiche al lavaggio quindi in ottica di sostenibilità andrebbe valutato attentamente tutto il pre e il post acquisto, non solo appunto, costi ed estetica.

Per non dilungarci troppo non parleremo di tinture o finissaggi ma anche in questa fase fare una scelta piuttosto di un’altra può portare nette differenze in termini di sostenibilità e di costo.

2. Certificazioni

Le certificazioni ci tutelano e ci garantiscono il rispetto di criteri ambientali e sociali rigorosi e che le cose siano realmente come vengono dichiarate, tramite il controllo di organi competenti. Possono essere di diverse tipologie e certificare i materiali, le tinture, i processi, l’impegno aziendale in generale. La cosa che le accomuna è il costo: sono estremamente costose e questo inevitabilmente incide sul prezzo finale dei prodotti.

Rispetto ai materiali, in questo caso, il consumatore finale ha meno percezione dei vantaggi concreti perché alcune certificazioni attestano aspetti meno tangibili ma fondamentali in termini di sostenibilità.

Vi faccio un esempio. Le lane merino che utilizza Filotimo sono tutte certificate Mulesing Free (se vuoi approfondire leggi qui). Questa certificazione è per noi imprescindibile perché garantisce la totale assenza della pratica del mulesing, cruenta e dannosa per gli animali. Acquistare tessuti o filati in lana merino certificata ha un costo molto diverso rispetto alla stessa tipologia di lana non certificata ma il consumatore non percepisce una differenza in termini qualitativi o di benessere perché le due tipologie sono assolutamente identiche.

Ecco quindi che in questi aspetti entra in gioco la volontà di fare scelte sostenibili: sono ben disposto a pagare di più per un materiale che mi garantisca rispetto e benessere animale anche se questo comporta un pezzo finale del mio prodotto più alto e magari anche meno scelta in termini di colori e tipologie perché vado a puntare su un prodotto ancora di nicchia rispetto alla lana tradizionale.

3. Produzione

Il costo della produzione è uno dei più variabili e dipende in larga parte dal Paese in cui avviene ma anche dal altri fattori. Sicuramente il costo orario di un operaio tessile è più alto in Italia rispetto ad un Paese del Sud-Est Asiatico e di conseguenza avrà un impatto maggiore sul prezzo finale.

Ma restando in un contesto di produzione non delocalizzata possiamo avere differenze di tariffe anche restando in Italia ma scegliendo di far produrre internamente all’azienda o appoggiandomi ad un grande laboratorio, ad uno più ridotto o a un/a singolo/a sarto/a che lavora autonomamente.

Tutto dipende dalla mole di abiti che devo confezionare, dai tempi che ho a disposizione e dalla qualità richiesta. In linea generale più la produzione è veloce più il prezzo sarà basso ma, talvolta, a scapito di rifiniture e qualità.

Altro aspetto da considerare è la sovrapproduzione; per spuntare un prezzo più basso alcuni brand fanno produrre più capi del necessario con conseguente spreco di pezzi invenduti che spesso finiscono al macero. Quindi la produzione andrebbe calibrata attentamente secondo le reali esigenze e possibilità dei singoli brand.

Un’altra variabile può essere la produzione all’interno di un contesto sociale come può essere una sartoria sociale, un carcere o altri progetti che si occupano del reinserimento di persone con fragilità. Qui la produttività è tendenzialmente più bassa perché l’impostazione del lavoro è diversa ed è questo che si deve adattare ai lavoratori e ai loro ritmi e non il contrario. Ne consegue un ambiente lavorativo più rilassato e adatto all’inserimento di una categoria di persone che faticherebbero in una catena produttiva tessile tradizionale ma anche un prezzo finale per singolo capo più alto.

Sia per quanto riguarda la produzione che i materiali, il packaging etc. possiamo dire che si applica il concetto di economia di scala. Spesso i brand sostenibili sono più piccoli e quindi possono beneficiare meno dei vantaggi derivati da una produzione più importante.

4. Design Modellistica

 Nella moda sostenibile anche il design e la modellistica mirano a creare un capo funzionale, confortevole e di lunga durata. Si studia quindi il modello perché possa essere utilizzato a lungo, magari in più stagioni, perché si adatti ai cambiamenti fisiologici del corpo e perché possa essere riparato. Anche il cartamodello è studiato per ottenere un piazzamento che limiti al massimo gli sprechi di tessuto. Il tutto nell’ottica di ottenere un impiego ottimale di energia e risorse. Tutti questi elementi richiedono tempo, studio e ricerca e sicuramente non interessano se lo scopo del brand è creare capi strettamente legati alle tendenze del momento con un alto tasso di ricambio nel breve periodo.

5. Packaging e accessori

Se i principi che stanno alla base di un brand sono finalizzati a limitare il più possibile l’impatto dei propri prodotti, tutto quello che ruoterà attorno sarà accuratamente scelto allo stesso modo. Accessori come bottoni, zip, applicazioni etc. ma anche scatole, etichette e cartellini saranno scelti in ottica di sostenibilità e avranno, di conseguenza, un prezzo più altro per tutti i motivi di cui abbiamo già parlato. 

6. Manutenzione e fine vita del capo

Quando si sceglie un materiale, quando si progetta un capo è buona cosa avere sempre a mente che il suo viaggio non finirà in negozio e, anche se il nostro ruolo di produttori può dirsi a quel punto quasi terminato, se si ha a cuore un approccio sostenibile bisognerebbe valutare tutta durata del suo percorso. Si stima infatti che buona parte dell’impatto ambientale di un vestito sia nella fase di utilizzo. Sarà quindi necessario porsi delle domande sulla manutenzione per renderla semplice ed evitare di danneggiare il capo prima del tempo, di immettere inutili sostanze nocive nelle acque di scarico e per consentire una corretta pulizia e igienizzazione degli abiti.

Poi ci si interrogherà sulla dismissione e in questo gioca moltissimo la scelta del materiale di partenza; ad oggi infatti solo le fibre pure (100% cotone, 100% lana etc) sono facilmente riciclabili mentre le altre sono spesso destinate a finire in discarica.

7. POSIZIONAMENTO

A onor del vero, va detto che c’è un altro elemento che può incidere sul prezzo e non è necessariamente legato a una maggiore qualità dei capi ed è il posizionamento che il brand sceglie di avere e il target di riferimento. Questo però vale per la moda sostenibile tanto quanto per la moda tradizionale.

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Oltre il prezzo: i benefici

Ora che abbiamo analizzato gli elementi che possono influire sul prezzo finale di un capo di abbigliamento di moda sostenibile cerchiamo di capire che benefici può avere il consumatore da queste scelte.

Valore a lungo termine e durata dei capi

La qualità dei capi sostenibili si distingue per l’impiego di materiali di eccellente qualità e un design senza tempo. Questi capi non solo resistono all’usura, ma ci fanno sentire bene e ci stancano meno di quelli strettamente legati a tendenze passeggere. È un investimento per una moda duratura, che va oltre le stagioni e che acquista valore nel tempo anziché perderne.

Cost per wear

Se un capo è studiato bene e per durare a lungo lo indosserò volentieri, spesso e per molto tempo. Questo fa sì che il costo per ogni singola volta che lo indosserò finirà per essere molto più basso anche se il prezzo di partenza era nettamente superiore rispetto a un capo che dura una stagione.

Benefici ambientali e sociali

Scegliere un vestito della moda sostenibile significa ridurre l’impatto ambientale del nostro guardaroba, sostenere la produzione etica e il lavoro dignitoso, essere parte del cambiamento verso un futuro più sostenibile.

Potere del consumatore nelle scelte di mercato

Spesso non pensiamo a quanto le nostre scelte siano importanti e quanto possano modificare le decisioni di chi produce. Se sempre più persone richiederanno una moda etica, sostenibile e rispettosa i brand dovranno, a piccoli passi, adeguarsi. Avremo quindi più possibilità di scelta e, nel tempo, forse anche prezzi più vantaggiosi. Con i nostri acquisti di oggi votiamo per il futuro che desideriamo.

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COME VEDERE LE COSE DA UN ALTRO PUNTO DI VISTA

-Considerare sempre il cost per wear ovvero quanto mi costa un capo per ogni utilizzo.

-Calcolare il risparmio nella manutenzione.

-Pensare a tutto il percorso di un capo per arrivare a noi… dalla materia prima al negozio, riflettendo su tutti i passaggi e le persone coinvolte.

-Provare a cucire un abito per comprendere la complessità e il tempo necessario.

-Considerare che i prezzi più alti ci fanno riflettere di più prima di acquistare e anche questo fa parte tentativo di cambiamento di mentalità che la moda sostenibile cerca.

Dopo tutte queste analisi e riflessioni provare a vedere se i prezzi che vediamo sui cartellini ci fanno ancora lo stesso effetto.

PER CHI HA UN BUDGET RIDOTTO DA DEDICARE ALL’ABBIGLIAMENTO CI SONO COMUNQUE MOLTE ALTERNATIVE:

Ridimensionare il numero di capi investendo in pochi pezzi ma di qualità. Si stima che usiamo solo il 20% del nostro guardaroba quindi tutti possiamo tranquillamente ridurre il numero e fare scelte più consapevoli.

Liberare la creatività con l’ Up-cycling fai da te o affidandosi a chi lo può fare per noi. Ci permette di dare nuova vita a capi che non ci convincono più, che ci piacciono ma che hanno qualche difetto o che non sono più della nostra misura.

Imparare a cucire per avere capi di qualità, magari fatti su misura per noi o comunque personalizzabili a nostro piacimento.

Cercare di sfatare i tabù riguardo l’usato. Non è più sporco dei capi nuovi che compriamo e non è niente di diverso che usare le lenzuola o gli asciugamani in un hotel: altri li hanno usati prima di noi…basta semplicemente lavarli.

Vinted se usato con moderazione e intelligenza è un valido strumento per trovare capi praticamente nuovi a prezzi molto vantaggiosi o anche per snellire il nostro guardaroba dalle cose che non utilizziamo più.

Swap party o altre iniziative di scambio e baratto

Come vedete le possibilità per fare scelte consapevoli sono tante e possiamo cercare quello che risponde alle nostre esigenze e rientra nel nostro budget: magari non sarà la scelta più sostenibile in assoluto ma sarà sempre meglio di sostenere il mondo della fast fashion che dovrebbe rimanere l’ultimissima spiaggia.

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Considerazioni finali

Innanzitutto con questo articolo non si vuole in alcun modo giudicare o condannare chi fa scelte “non sostenibili”.

L’idea è di capire meglio cosa c’è dietro a un capo d’abbigliamento, che sia sostenibile o meno. Solo così possiamo scegliere con consapevolezza, usando le nostre risorse al meglio. Ognuno è libero di investire il proprio denaro come meglio crede ma conoscere le alternative e l’impatto che hanno le nostre scelte è fondamentale per essere dei consumatori più consapevoli. Quindi, niente giudizi, solo un invito ad aprire la mente e a informarsi.

Parlare poi di cos’è costoso e cosa economico in termini assoluti non ha alcun senso vista la soggettività della cosa ma credo che l’errore che più spesso si commette sia quello di andare a giudicare il valore in sé di un prodotto. Posso scegliere di non investire il mio denaro in un determinato acquisto ma credo sia un peccato svilire il lavoro (a volte senza nemmeno conoscerlo) di chi sta cercando di fare tutto per bene, con impegno e provando ad attuare un cambiamento difficile che va controcorrente rispetto a un mondo che spesso compra senza porsi nessuna domanda. Facciamoci attenzione.

Detto ciò dobbiamo ricordarci che acquistare non è uno sfizio o un passatempo… siamo in una situazione davvero difficile in termini ambientali e sociali e nonostante tutti i nostri armadi siano pieni continuiamo a comprare. Quindi al di là di ogni riflessione che si possa fare dobbiamo capire che se non cambia questa mentalità non ci sarà un acquisto giusto… nemmeno quello di un capo sostenibile.