C’è un’espressione che mi piace particolarmente che è

“provare sulla propria pelle”.

Nel mondo tessile questo concetto non è più solo astratto ma si lega ad una serie di sensazioni assolutamente personali che contribuiscono a creare il nostro apprezzamento o non apprezzamento verso una determinata fibra. 

Quante volte avete sentito dire: “In estate non c’è niente come il lino”oppure “No, io la lana non posso proprio portarla perché mi pizzica” e così via. Se è vero, però, che ognuno risponde a proprio modo ai tessuti che indossa, credo sia doveroso dire che, come noi siamo diversi, anche i tessuti lo sono e classificarli per macro-categorie può essere un errore. 

Perché con quella t-shirt in cotone sudo e con l’altra no? Perché quel maglione mi tiene caldo senza farmi sudare e questo no? Se è vero che un cotone vale l’altro e una lana pure non dovrei riscontrare queste differenze. E invece le differenze ci sono, non visibili magari, ma le sentiamo proprio sulla nostra pelle.

Cercherò di spiegarvi, limitatamente alle mie conoscenze, quali possono essere i fattori che incidono sulla nostra esperienza più o meno positiva.

Prima però vi faccio un esempio molto banale ma che credo renda benissimo l’idea. Se analizziamo la parola da un punto di vista semantico “Pizza” è quella surgelata del supermercato così come quella fatta con farine di grani antichi, lievito madre, lievitata mille mila ore e con ingredienti di prima scelta. Pizza e pizza, uguale. Concorderete con me che, però, non sono proprio la stessa cosa. Ecco nel mondo tessile è più o meno così…si passa dal surgelato, al top del top attraverso una lunga serie di più o meno dignitose vie di mezzo. Gli elementi che determinano la qualità e le performance di una fibra sono molteplici e al cambiare di una spesso ne risente il tutto. 

PREMESSA: Composizioni diverse=risultati diversi. Su questo non mi dilungherò: 100% lana è diverso da 95% lana 5% poliestere. Dato ciò per assodato possiamo iniziare il nostro elenco.

1. Tipologia di fibra

1. Tipologia di fibra

Pomodoro biologico⧣pomodoro non biologico. Tutti d’accordo? 

Perfetto quindi cotone biologico⧣cotone tradizionale. Ancora tutti d’accordo? 

Scusate se torno sempre al cibo ma è incredibile quanto si faccia attenzione alle cose che mangiamo e molto meno a quelle che ci mettiamo addosso. Sorvolerò, al momento, sul discorso ambientale per concentrarmi sul nostro benessere. Perché quella dicitura biologico non è solo un vanto da usare in etichetta o un impegno concreto per il nostro pianeta; è una caratteristica che rende le fibre diverse e che ne modifica anche la nostra percezione quando le indossiamo. E invece, quando lo leggiamo, pensiamo “Ah bene è cotone…uuuh, è anche biologico, meglio ancora”…concetto astratto…meglio per chi? Per cosa? Per tutto e per tutti, volendo fare una valutazione olistica. Per la nostra pelle sicuramente per restare nello specifico. Le sostanze che vengono utilizzate per la coltivazione della materia prima rimangono (alcune più, altre meno) sul tessuto e quindi finiscono sulla nostra pelle. Se nella stragrande maggioranza dei casi questo non porta dei danni visibili e immediati, chi è più sensibile potrebbe avere pruriti, arrossamenti, disconfort etc. e uno dei motivi potrebbe essere proprio questo.

(Dicevo che non entrerò nel merito del discorso ambientale ma credo sia doveroso fare una piccola parentesi sul fatto che nel nostro ecosistema tutto è collegato quindi i danni del cotone tradizionale, anche se non lo utilizziamo direttamente, finiamo per beccarceli tutti! Perché le sostanze chimiche utilizzate si diffondono nei terreni e attraverso le falde acquifere o anche a livello aereo. Perché impoveriscono i terreni e rendono necessario cercarne di nuovi con tutte le conseguenze del caso. E perché i capi poi si lavano decine e decine di volte e, per quanto poco sia, qualcosa rilasciano anche loro. Quindi alleniamoci a non vedere le nostre scelte come strettamente individuali perché spesso non lo sono).

Detto ciò sapete che non sono una fan assoluta del biologico o delle certificazioni che ritengo abbiano i loro limiti e siano sensati in determinati contesti e non in senso assoluto. E’ solo per farvi un esempio di quanto una piccola dicitura, a parità di composizione possa fare la differenza.

2. Qualità della fibra, spessore…

2. Qualità della fibra, spessore…

Soprattutto per quanto riguarda le fibre naturali ci sono moltissime variabili che incidono sulla resa finale del tessuto.

Per farvi un esempio, io uso un tessuto di canapa da anni e tra un riassortimento e l’altro non è mai stato uguale…a volte più bianco, a volte più giallino…più secco, più morbido ma anche più sottile e aperto di trama o più compatto e sostenuto. Sono delle piccolissime variabili che dipendono a loro volta dalla fibra e ricordiamoci che, nel caso della canapa, la materia prima di origine è una pianta.

Avete mai mangiato un pomodoro uguale identico ad un altro? (aridaje con il cibo) colore, sapore, forma, dimensione, peso? Improbabile.

E così è per le piante tessili…incide l’andamento della stagione, il sole, la pioggia, il terreno…il tempo di raccolta, la macerazione etc. etc. etc. e dopo tutto questo la filatura, la tessitura e molto altro. Se alcune di queste cose non sono controllabili, altre si e vengono decise con la volontà di dare alla fibra determinate caratteristiche. Ne è un esempio la lana che può essere finissima e adatta all’abbigliamento intimo e tecnico, o molto più grossa per maglioni e giacche. Chi non tollera il maglione di lana può rimanere piacevolmente sorpreso dalla delicatezza delle lane merino. Così pure la sensibilità può essere legata a quanto una fibra è ritorta, se il tessuto è cardato o pettinato e molti altri aspetti.

3. Tinture

3. Tinture

Il mondo delle tinture è ampio e nasconde forse alcuni tra i peggiori aspetti legati al mondo della moda.

Abbiamo tutti presente l’immagine dei fiumi “colorati” nei pressi delle fabbriche tessili nei paesi del sud del mondo. E quello è solo l’aspetto visibile! Al di là di queste situazioni estreme le tinture possono influire sull’aspetto e le caratteristiche di un tessuto anche quando sono totalmente a norma di legge e regolamentate.

In base al colore un capo può risultare più morbido o più rigido e può cambiare anche il livello di traspirabilità. In pratica una colorazione può esaltare o mortificare le proprietà di un tessuto e può avere effetti diversi sulla nostra pelle. Può essere quindi che una maglia in cotone bianco e una in cotone nero non vengano percepite allo stesso modo dal nostro corpo.

4. Rispetto dei tempi

4. Rispetto dei tempi

“Ogni cosa a suo tempo” si dice e sì, vale anche nell’ambito tessile.

Soprattutto per quanto riguarda le fibre naturali i tempi sono un aspetto fondamentale per la resa finale di un tessuto. La canapa ad esempio deve essere raccolta in un momento preciso dello sviluppo della pianta e richiede poi lunghi tempi di macerazione.

Per quanto riguarda la lana invece, o il cashmere, incide moltissimo sulla qualità la lunghezza della fibra e, di conseguenza, quanto spesso viene tosato l’animale. Un caro amico, ingegnere tessile, ci raccontava che addirittura la lana in quanto fibra “viva” necessiterebbe di tempi di attesa tra un passaggio e l’altro (tosatura, filatura, tessitura etc) per poter smaltire lo stress di ognuna di queste lavorazioni e valorizzare tutte le sue proprietà. 

5.Finissaggio

5.Finissaggio

Il finissaggio è un insieme di lavorazioni che vengono eseguite sul tessuto per ottenere l’aspetto desiderato e migliorarne le caratteristiche al tatto ma anche la resistenza, l’elasticità etc.

Viene chiamata anche nobilitazione perché l’obbiettivo è proprio quello di migliorare l’aspetto e le caratteristiche di un tessuto. Queste lavorazioni possono essere meccaniche o chimiche e incidono molto sulla resa finale. A parità di materia prima e composizione, quindi, due tessuti che hanno subito finissaggi diversi possono darci sensazioni completamente diverse. Un esempio molto banale ma che, secondo me, rende bene l’idea è quello dei tessuti garzati. La garzatura è volta a formare volutamente una peluria sul tessuto. Questa lo rende più soffice e caldo e la stessa felpa di 100% cotone, se garzata risulterà più spessa, morbida, calda e “coccolosa” mentre non garzata sarà più sottile, leggera e fresca. 

Non mi dilungherò ulteriormente perché penso sia chiaro quanti siano gli aspetti da valutare nella scelta di un tessuto, alcuni più intuitivi e semplici, altri sicuramente più complessi. Ad ogni passaggio si associano tempo, capacità, costi e per questo ritengo sia riduttivo classificare un capo semplicemente come “di lana” o “di cotone”. Ci sono lane che personalmente non indosserei nemmeno sotto tortura, come invece delle mischie di fibre che hanno scopi precisi e creano dei tessuti altamente performanti.

Ecco cosa passa nella mia mente ogni volta che mi trovo davanti alla scelta di fornitori e selezione di tessuti. Vi avevo già parlato di come le lane Filotimo siano tutte mulesing free, ora potrete aggiungere un tassello in più nel sapere cosa c’è nel dietro le quinte di questo percorso e progetto.

Definiamo sempre Filotimo come un “laboratorio artigianale in fibre naturali, per coniugare il benessere della persona con il rispetto per l’ambiente”. Benessere e rispetto, ecco i nostri valori.

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